Recensione

In questo romanzo, il grande autore, affronta con disincantato cuor leggero le ingiustizie della vita.
Il romanzo racconta di un cittadino del Connecticut che dopo una botta in testa si ritrova inspiegabilmente a Camelot, sotto il regno di re Artù.
Da scienziato democratico tratta senza alcuna riverenza dame, cavalieri ed eroi più o meno celebri.
Si fa benne di Lancillotto, Sagramor Tristano, poco più che cialtroni, come del diritto divino a governare di re Artù.
Diventa nemico di Merlino poichè tutti a Camelot, grazie alle sue conoscenze scientifiche lo considerano un mago potentissimo.
Applica la scienza del IXX secolo al sesto secolo, deridendo gli antichi per la loro arretratezza e destando stupore.
Propone rimedi pratici per migliorare la vita soprattutto dei più deboli, immersi tra povertà e sporcizia.
Il libro non è però un apologia dell’america del 1889 di cui l’autore ha presente le contraddizioni.
L’autore in realtà critica il materialismo dello scienziato Americano.
Tutti i suoi interventi, sono infatti superficiali, senza soluzioni stabili verso il miglioramento della vita dei più deboli.
Il libro è spassoso per la sua grande capacità umoristica.

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