Recensione

L’eterna lotta tra uomo e natura raccontata in questo capolavoro.
Di questo autore si può dire tanto: massone, capo saldo della letteratura, potrebbe aver vissuto almeno dieci vite tanto è ricco il suo bagaglio di esperienze.
Questa è infatti una storia vera che gli viene raccontata da un gruppo di pescatori Cubani, scritto dieci anni prima della sua morte.
Lui stesso fece capire al suo editore che quest’opera poteva essere il testamento spirituale: tutto ciò che aveva imparato scrivendo e vivendo.
Santiago non lotta solo contro la natura, ma anche contro la sua natura di essere umano.
Dopo che non prendeva un pesce da 84 giorni Santiago si trova disperato.
Tutti lo ritengono sfortunato, Salao il suo apprendista che gli vuole bene, viene costretto dai suoi genitori ad andare a pescare su un altra nave. L’85o giorno, si trovò un enorme pesce che abboccò alla sua lenza e combattè tre giorni e due notti per tirarlo a bordo.
Lui e il pesce lottano con il fisico e con l’anima.
Santiago rispetta il pesce, perchè come lui è mosso da un istinto di sopravvivenza.
Si confida con il pesce, il vecchio, si scusa, i ruoli di cacciatore e cacciato si invertono, bene e male non sono poi così netti come sempre nella vita. Il mare rende il pesce e il vecchio nemici e nello stesso tempo fratelli.
Il mare è il posto in cui il vecchio ha sempre vissuto. Il vecchio è umile verso il mare, verso la natura, li ama.
Santiago si rivolge contro la sua sfortuna , la sua vecchiezza, la sua fisicità decadente, contro tutti i suoi limiti umani.
E’ quasi un autobiografia dello scrittore: anche lui dovette affrontare le stesse prove.
Una scrittura evocativa e poetica insieme ci trasporta negli eventi come se fossimo lì, a viverli.
L’autore rifiuta in apparenza il simbolismo, lo tiene io credo nascosto: azioni e pensiero dell’uomo spiegano tutto, dice.

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